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	<title>Commenti per Parliamone</title>
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	<description>Il blog del Centro Ricerche Personaliste di Teramo</description>
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		<title>Commenti su Circola sul web che la Chiesa non paghi bollette e tasse. E&#8217; solo un falso clamoroso di Ivan</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/12/08/circola-sul-web-che-la-chiesa-non-paghi-bollette-e-tasse-e-solo-un-falso-clamoroso/comment-page-1/#comment-502</link>
		<dc:creator>Ivan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 15:37:57 +0000</pubDate>
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		<description>Il ciclico attacco laicista alla carità cristiana 
Titolo Articolo
C’è del vecchio nelle falsità sull’IciImmagine pagina
Didascalia immagineContenuto Articolo
Le recenti polemiche sulla Chiesa e l’Ici hanno messo in evidenza l’enorme ignoranza politica e massmediatica che circonda tutta la materia dell’immenso sforzo del mondo cattolico nell’impegno caritativo, ed è sperabile che un poco della nebbia si sia diradata dopo i puntuali e ripetuti interventi chiarificatori di questo giornale. Non si può tacere però il fatto che all’origine delle tornanti fole in merito sono alcune parti, molto circoscritte e del tutto minoritarie, le quali, tutt’altro che all’oscuro della realtà, hanno appreso bene la lezione di Cesare Sterbini nel libretto del Barbiere di Siviglia, secondo cui «La calunnia è un venticello...» che finisce con il divenire un tornado, dal quale sono spazzate via persone e cose. Ed allora viene naturale chiedersi il perché. Al riguardo occorre fare una osservazione preliminare. Come dovrebbe ormai essere ben noto, l’esenzione dalla imposta immobiliare è prevista dalla legge per una galassia di realtà, nelle quali sono comprese istituzioni cattoliche, ma che va ben al di là di queste, riguardando istituzioni di altre confessioni religiose nonché una pluralità di istituzioni laiche, alcune tradizionalmente vicine a partiti politici e sindacati, altre nettamente caratterizzate da un’impronta ideologica. 

La polemica però, tanto aspra e violenta, ha riguardato solo la Chiesa cattolica, quasi fosse l’unica beneficiaria di una facilitazione che vuole favorire espressioni di solidarietà. E dunque: perché? Credo che non si sia lontani dal vero nell’individuare il movente autentico, ancorché dissimulato sotto lo sdegno per un “intollerabile privilegio” (che peraltro tale non è), nella ferma volontà di colpire l’impegno caritativo della Chiesa. Del resto, la memoria storica insegna che, questa, è una tornante tentazione di casa laicista. Basti solo pensare alla famigerata legge Crispi del 1890 sulle Opere pie che, con il pretesto di voler creare una rete pubblica di assistenza, non fece altro che espropriare, laicizzare e rendere pubblica la rete di opere sociali in gran parte di matrice cattolica, non creando però alcunché, giacché quella rete era già esistente, viva e vegeta espressione della società civile. Da qualche anno la questione è riaperta. La ragione è molto semplice: scalzare la Chiesa dai profondi radicamenti che ha nella società attraverso scuole, oratori, istituzioni di assistenza, strutture sanitarie e quant’altro, per ricondurre finalmente i credenti nel privato delle sacrestie, cioè là dove non danno fastidio a nessuno. Insomma, siamo dinanzi a un aspetto della complessa questione se la religione debba avere o no un rilievo anche pubblico, se la libertà religiosa sia solo la libertà di culto o non anche la libertà di pubblica testimonianza del valore di quanto professato, se la laicità dello Stato comporti l’astensione delle istituzioni pubbliche ovvero, tutto al contrario, un loro impegno per rimuovere gli ostacoli che impediscono alla società civile, e quindi alle comunità religiose che in essa vivono, di esprimersi. A ben vedere, però, la questione non tocca solo la libertà religiosa: per il cristiano nient’altro che libertà di poter uniformarsi al modello del Signore Gesù, il quale – come attestano gli Atti degli Apostoli – «passò facendo del bene»; la questione investe in pieno il modello pluralistico sotteso alla nostra Carta costituzionale, che suppone una società civile non ostacolata, ma promossa dalle istituzioni pubbliche. 

Cioè la questione non tocca solo i cittadini credenti, ma tutti gli italiani, giacché pone in discussione le basi stesse della casa comune, i valori sui quali abbiamo convenuto di fondare la pacifica coesistenza nel rispetto delle diversità. 


Giuseppe Dalla Torre 
© riproduzione riservata</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il ciclico attacco laicista alla carità cristiana<br />
Titolo Articolo<br />
C’è del vecchio nelle falsità sull’IciImmagine pagina<br />
Didascalia immagineContenuto Articolo<br />
Le recenti polemiche sulla Chiesa e l’Ici hanno messo in evidenza l’enorme ignoranza politica e massmediatica che circonda tutta la materia dell’immenso sforzo del mondo cattolico nell’impegno caritativo, ed è sperabile che un poco della nebbia si sia diradata dopo i puntuali e ripetuti interventi chiarificatori di questo giornale. Non si può tacere però il fatto che all’origine delle tornanti fole in merito sono alcune parti, molto circoscritte e del tutto minoritarie, le quali, tutt’altro che all’oscuro della realtà, hanno appreso bene la lezione di Cesare Sterbini nel libretto del Barbiere di Siviglia, secondo cui «La calunnia è un venticello&#8230;» che finisce con il divenire un tornado, dal quale sono spazzate via persone e cose. Ed allora viene naturale chiedersi il perché. Al riguardo occorre fare una osservazione preliminare. Come dovrebbe ormai essere ben noto, l’esenzione dalla imposta immobiliare è prevista dalla legge per una galassia di realtà, nelle quali sono comprese istituzioni cattoliche, ma che va ben al di là di queste, riguardando istituzioni di altre confessioni religiose nonché una pluralità di istituzioni laiche, alcune tradizionalmente vicine a partiti politici e sindacati, altre nettamente caratterizzate da un’impronta ideologica. </p>
<p>La polemica però, tanto aspra e violenta, ha riguardato solo la Chiesa cattolica, quasi fosse l’unica beneficiaria di una facilitazione che vuole favorire espressioni di solidarietà. E dunque: perché? Credo che non si sia lontani dal vero nell’individuare il movente autentico, ancorché dissimulato sotto lo sdegno per un “intollerabile privilegio” (che peraltro tale non è), nella ferma volontà di colpire l’impegno caritativo della Chiesa. Del resto, la memoria storica insegna che, questa, è una tornante tentazione di casa laicista. Basti solo pensare alla famigerata legge Crispi del 1890 sulle Opere pie che, con il pretesto di voler creare una rete pubblica di assistenza, non fece altro che espropriare, laicizzare e rendere pubblica la rete di opere sociali in gran parte di matrice cattolica, non creando però alcunché, giacché quella rete era già esistente, viva e vegeta espressione della società civile. Da qualche anno la questione è riaperta. La ragione è molto semplice: scalzare la Chiesa dai profondi radicamenti che ha nella società attraverso scuole, oratori, istituzioni di assistenza, strutture sanitarie e quant’altro, per ricondurre finalmente i credenti nel privato delle sacrestie, cioè là dove non danno fastidio a nessuno. Insomma, siamo dinanzi a un aspetto della complessa questione se la religione debba avere o no un rilievo anche pubblico, se la libertà religiosa sia solo la libertà di culto o non anche la libertà di pubblica testimonianza del valore di quanto professato, se la laicità dello Stato comporti l’astensione delle istituzioni pubbliche ovvero, tutto al contrario, un loro impegno per rimuovere gli ostacoli che impediscono alla società civile, e quindi alle comunità religiose che in essa vivono, di esprimersi. A ben vedere, però, la questione non tocca solo la libertà religiosa: per il cristiano nient’altro che libertà di poter uniformarsi al modello del Signore Gesù, il quale – come attestano gli Atti degli Apostoli – «passò facendo del bene»; la questione investe in pieno il modello pluralistico sotteso alla nostra Carta costituzionale, che suppone una società civile non ostacolata, ma promossa dalle istituzioni pubbliche. </p>
<p>Cioè la questione non tocca solo i cittadini credenti, ma tutti gli italiani, giacché pone in discussione le basi stesse della casa comune, i valori sui quali abbiamo convenuto di fondare la pacifica coesistenza nel rispetto delle diversità. </p>
<p>Giuseppe Dalla Torre<br />
© riproduzione riservata</p>
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	<item>
		<title>Commenti su I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. di nickdida</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/08/29/i-sindacati-vantano-un-patrimonio-immobiliare-immenso-ma-non-pagano-un-solo-euro-di-ici/comment-page-1/#comment-499</link>
		<dc:creator>nickdida</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:04:03 +0000</pubDate>
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		<description>Circola sul web che la Chiesa non paghi bollette e tasse. E’ solo un falso clamoroso
8 dicembre, 2011 in Costume &#124;Edit this entrySalta ai commenti (0) ↓ Circola sul web che la Chiesa non paghi

bollette e tasse. E solo un falso clamoroso

di Alessandra  Nucci in “Italia Oggi” del  6 dicembre 2011, pag. 27

 Ci risiamo. Qualcuno ha sparato in Internet una mail velenosissima che invita a «invadere i social net­work» con l’annuncio che il Vaticano «non paga le tasse» e «neanche gas, acqua e fogne…». Detta mail ha avuto un successo clamoroso tant’è che sta girando vertigino­samente sul web. A me, ad esempio, è già arrivata due volte negli ultimi giorni. Il bel­lo è che i principali disseminatori di attac­chi anti-Chiesa sono i radicali, la cui Radio radicale ha appena ottenuto, in piena crisi economico-finanziaria e quindi in una fase di ristrettezze e di tagli, nel novembre 2011, un finanziamento, per il solo 2012, di oltre tre milioni di euro (ha già, dimenticavo, Radio radicale, come dicono loro, fa un servizio a favore di tutti i cittadini…)

La Chiesa ha vissuto lungo l’arco della sua storia non solo la persecuzione personale ma un continuo depredamento, e non solo in Italia, sempre messo in atto dai potenta­ti politici, con mercenari e provocatori che spesso, oltre ad essere armati sul serio, erano armati anche di astute bugie. Adesso, eviden­temente, vorrebbero scatenare l’odio nella gente già esasperata dalla stretta economica, dalla disoccupazione e dall’inflazione che, nei fatti, è molto più penalizzante che nelle cifre ufficiali.

Diventa urgente quindi ripetere ancora una volta nel dettaglio le cose come stan­no: Il Vaticano paga tutte le tasse fino all’ultimo centesimo, figuriamoci le bol‑

lette! A parte i luoghi di culto (cattedrali, basiliche, chiese, cappelle, oratori …) che rientrano nel trattato stipulato nel 1929 e rinegoziato nel 1984 fra l’Italia e la Santa Sede, in qualità di stato estero riconosciuto dall’Onu, le uniche esenzioni di cui gode la Chiesa sono per le attività non-profit, alla stregua di tutte le realtà non-profit che ci sono in Italia.

Chi pensa che l’Italia sia l’unico Paese a ri­spettare la Santa Sede, può cliccare sul se­guente link per trovare una elencazione dei trattati stipulati dal Vaticano con gli altri Paesi in Europa e nel mondo:

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-concordati-col-vaticanoin-europa–la-norma-1323.htm

Lo stato italiano, dalla Chiesa cattolica, ha sempre e soltanto guadagnato. È grazie soprattutto alla Chiesa se oltre il 50% del­le opere d’arte del mondo si trova in Italia ed attira il business turistico culturale più grosso che ci sia al mondo, con tutto ciò che questo significa in termini di indotto e oc­cupazione.

E attenzione: la Chiesa continua ancora oggi ad essere depredata in vario modo, come a i tempi di Napoleone. A Bologna, ad esempio, il Comune ha recentemente preteso dai mo­nasteri di clausura delle cifre a cinque zeri a titolo di tassa smaltimento rifiuti. Le clarisse devono riuscire a racimolare 92mila euro, le agostiniane 48mila euro, le visitandine 87mila euro e via elencando, a una tariffa da grand hotel. E’  vergognoso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Circola sul web che la Chiesa non paghi bollette e tasse. E’ solo un falso clamoroso<br />
8 dicembre, 2011 in Costume |Edit this entrySalta ai commenti (0) ↓ Circola sul web che la Chiesa non paghi</p>
<p>bollette e tasse. E solo un falso clamoroso</p>
<p>di Alessandra  Nucci in “Italia Oggi” del  6 dicembre 2011, pag. 27</p>
<p> Ci risiamo. Qualcuno ha sparato in Internet una mail velenosissima che invita a «invadere i social net­work» con l’annuncio che il Vaticano «non paga le tasse» e «neanche gas, acqua e fogne…». Detta mail ha avuto un successo clamoroso tant’è che sta girando vertigino­samente sul web. A me, ad esempio, è già arrivata due volte negli ultimi giorni. Il bel­lo è che i principali disseminatori di attac­chi anti-Chiesa sono i radicali, la cui Radio radicale ha appena ottenuto, in piena crisi economico-finanziaria e quindi in una fase di ristrettezze e di tagli, nel novembre 2011, un finanziamento, per il solo 2012, di oltre tre milioni di euro (ha già, dimenticavo, Radio radicale, come dicono loro, fa un servizio a favore di tutti i cittadini…)</p>
<p>La Chiesa ha vissuto lungo l’arco della sua storia non solo la persecuzione personale ma un continuo depredamento, e non solo in Italia, sempre messo in atto dai potenta­ti politici, con mercenari e provocatori che spesso, oltre ad essere armati sul serio, erano armati anche di astute bugie. Adesso, eviden­temente, vorrebbero scatenare l’odio nella gente già esasperata dalla stretta economica, dalla disoccupazione e dall’inflazione che, nei fatti, è molto più penalizzante che nelle cifre ufficiali.</p>
<p>Diventa urgente quindi ripetere ancora una volta nel dettaglio le cose come stan­no: Il Vaticano paga tutte le tasse fino all’ultimo centesimo, figuriamoci le bol‑</p>
<p>lette! A parte i luoghi di culto (cattedrali, basiliche, chiese, cappelle, oratori …) che rientrano nel trattato stipulato nel 1929 e rinegoziato nel 1984 fra l’Italia e la Santa Sede, in qualità di stato estero riconosciuto dall’Onu, le uniche esenzioni di cui gode la Chiesa sono per le attività non-profit, alla stregua di tutte le realtà non-profit che ci sono in Italia.</p>
<p>Chi pensa che l’Italia sia l’unico Paese a ri­spettare la Santa Sede, può cliccare sul se­guente link per trovare una elencazione dei trattati stipulati dal Vaticano con gli altri Paesi in Europa e nel mondo:</p>
<p><a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-concordati-col-vaticanoin-europa–la-norma-1323.htm" rel="nofollow">http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-concordati-col-vaticanoin-europa–la-norma-1323.htm</a></p>
<p>Lo stato italiano, dalla Chiesa cattolica, ha sempre e soltanto guadagnato. È grazie soprattutto alla Chiesa se oltre il 50% del­le opere d’arte del mondo si trova in Italia ed attira il business turistico culturale più grosso che ci sia al mondo, con tutto ciò che questo significa in termini di indotto e oc­cupazione.</p>
<p>E attenzione: la Chiesa continua ancora oggi ad essere depredata in vario modo, come a i tempi di Napoleone. A Bologna, ad esempio, il Comune ha recentemente preteso dai mo­nasteri di clausura delle cifre a cinque zeri a titolo di tassa smaltimento rifiuti. Le clarisse devono riuscire a racimolare 92mila euro, le agostiniane 48mila euro, le visitandine 87mila euro e via elencando, a una tariffa da grand hotel. E’  vergognoso.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. di ARIANNA</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/08/29/i-sindacati-vantano-un-patrimonio-immobiliare-immenso-ma-non-pagano-un-solo-euro-di-ici/comment-page-1/#comment-498</link>
		<dc:creator>ARIANNA</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 09:57:49 +0000</pubDate>
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		<description>EH Sì PARLARNE SAREBBE IL MINIMO..COME PER IL VATICANO..TUTTI PARLANO DEI SOLITI CHE PAGANO SEMPRE, INFATTI, MA PERCHE&#039; NESSUNO MAI SI INCLUDE TRA QUELLI CHE NON PAGANO ? SINDACATI E CHIESA CON I ORO PRIVILEGI INCLUSI !!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>EH Sì PARLARNE SAREBBE IL MINIMO..COME PER IL VATICANO..TUTTI PARLANO DEI SOLITI CHE PAGANO SEMPRE, INFATTI, MA PERCHE&#8217; NESSUNO MAI SI INCLUDE TRA QUELLI CHE NON PAGANO ? SINDACATI E CHIESA CON I ORO PRIVILEGI INCLUSI !!!!</p>
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	<item>
		<title>Commenti su I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. di nickdida</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/08/29/i-sindacati-vantano-un-patrimonio-immobiliare-immenso-ma-non-pagano-un-solo-euro-di-ici/comment-page-1/#comment-497</link>
		<dc:creator>nickdida</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 16:32:11 +0000</pubDate>
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		<description>Hai ragione, provvedo subito e me ne scuso. L&#039;argomento torna di attualità
Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione, provvedo subito e me ne scuso. L&#8217;argomento torna di attualità<br />
Grazie</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. di Riccardo</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/08/29/i-sindacati-vantano-un-patrimonio-immobiliare-immenso-ma-non-pagano-un-solo-euro-di-ici/comment-page-1/#comment-494</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 15:01:15 +0000</pubDate>
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		<description>Sì, però potevi anche citare la fonte, visto che l&#039;articolo l&#039;hai preso dal blog Qelsi ed è identico ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, però potevi anche citare la fonte, visto che l&#8217;articolo l&#8217;hai preso dal blog Qelsi ed è identico <img src='http://parliamone.prospettivapersona.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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	<item>
		<title>Commenti su I banchieri della Goldman Sachs alla conquista dell&#8217;Italia: Monti presidente di sergio</title>
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		<dc:creator>sergio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 21:34:02 +0000</pubDate>
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		<description>Gli insaziabili hanno un ruolo. Nel generare pasticci ben congegnati, in una compulsiva conquista continua quale vittoria personale dettata dal loro egoismo estremo, cadranno. L&#039;universo non lo potranno comperare. Nell&#039;attimo di consapevolezza per il loro limite, andranno in tilt. Continua la stessa eterna storia per il potere, per paura di essere piccoli e per paura di rimanere poveri. Povere bestioline irriducibili ricche di capitali. Una esequie. 
Il resto del mondo si svegli. Un vero augurio globale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gli insaziabili hanno un ruolo. Nel generare pasticci ben congegnati, in una compulsiva conquista continua quale vittoria personale dettata dal loro egoismo estremo, cadranno. L&#8217;universo non lo potranno comperare. Nell&#8217;attimo di consapevolezza per il loro limite, andranno in tilt. Continua la stessa eterna storia per il potere, per paura di essere piccoli e per paura di rimanere poveri. Povere bestioline irriducibili ricche di capitali. Una esequie.<br />
Il resto del mondo si svegli. Un vero augurio globale.</p>
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		<title>Commenti su I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. di nickdida</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/08/29/i-sindacati-vantano-un-patrimonio-immobiliare-immenso-ma-non-pagano-un-solo-euro-di-ici/comment-page-1/#comment-477</link>
		<dc:creator>nickdida</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:34:01 +0000</pubDate>
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		<description>Quando ho pubblicato questo articolo su Facebook alcuni  simopatici amici mi hanno dato del &quot;disinformato&quot; &quot;acchiappabufale.
Allora mi sono informato e ho pubblicato ancora una nota che riporto
 La legge di riferimento è la 504 del 1992 all&#039;articolo 7 la norma elenca i soggetti che sono esentati dal pagamento della tassa comunale. Tra questi figurano anche le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le Onlus. La giurisprudenza, in base a questa legge, ha equiparato le organizzazioni sindacali e i partiti alle ONLUS. Conseguentemente niente ICI.

Non solo, in base a una legge del 1977, la n. 902, i Sindacati hanno ereditato i beni dei sindacati fascisti, senza pagare un euro né di prezzo né di tasse su quegli immobili. Nessuna ICI anche su questi immobili.

Non solo: tutti gli edifici di culto sono esenti dall’ICI (sempre articolo 7) e quindi non solo la Chiesa Cattolica che in effetti nella norma ha un articolo rinforzato perché si parla di sedi di culto e anche di quelle sedi che sono di proprietà della Chiesa e quindi sottoposte a regime concordatario.

Per i Sindacati la scappatoia è il riconoscerli, civilisticamente, sostanzialmente come ONLUS….fatto questo, la norma è applicabile e siccome il terzo settore (cioè le ONLUS) hanno una natura diversa dal volontariato ma un profilo giuridico simile - perché enti non lucrativi di utilità sociale- ecco che i sindacati (ma anche i partiti politici) sono esenti dall’ICI. Niente toglie che in alcuni casi lo paghino (magari se non dimostrano di mettere a disposizione l’immobile per attività di pubblica utilità) ma questo dipende solo dalle inadempienze di chi non è capace a “utilizzare” il combinato disposto delle norme…conoscendo i Sindacati: NESSSUNO!!!!!

Altri approfondimenti nel merito

ICI e Sindacati. Si è tanto parlato e criticato la Chiesa che non paga l’ICI. Ma a ben vedere i sindacati non hanno mai versato un euro di ICI, nonostante abbiano un patrimonio immobiliare piuttosto sostanzioso (la CGIL conta circa 3000 sedi in tutta Italia). La legge è quella solita: la 504 del 1992. La giurisprudenza, in base a questa legge, ha equiparato le organizzazioni sindacali e i partiti alle ONLUS. Conseguentemente niente ICI, con buona pace per le casse dello Stato a fronte di un patrimonio immobiliare che sfiora un valore per milioni di euro.

Immobili del ventennio e Sindacati. Non solo, in base a una legge del 1977, la n. 902, i Sindacati hanno ereditato i beni dei sindacati fascisti, senza pagare un euro né di prezzo né di tasse su quegli immobili. Ovviamente nessuna ICI su questi immobili.

Sindacati e Bilanci consolidati. Attualmente non si sa esattamente a quanto ammonta il patrimonio delle organizzazioni sindacali che hanno vari interessi in diversi rami del sociale (dal volontariato, alle associazioni dei consumatori, ai fondi pensione ecc.). Indovinate perché? Non hanno obbligo di bilancio consolidato. Nonostante ricevano contributi pubblici, i loro bilanci non sono soggetti al controllo della Corte dei Conti.

Sindacati e servizi. In questo settore ci si perde, tante sono le norme che in un modo o nell’altro portano denaro pubblico alle casse sindacali per attività che dovrebbero essere svolte dallo Stato e dagli enti pubblici, o se proprio vogliamo dai professionisti del settore (come i commercialisti e gli avvocati). Per rendere il tutto semplice, dico subito che sono stati istituiti i patronati e i CAF. I primi assistono i pensionati nelle vicende previdenziali, i secondi assistono i lavoratori in genere (solitamente per la dichiarazione dei redditi e l’assistenza fiscale). Ovviamente non gratis. Lo Stato versa per questi servizi, all’incirca 15 euro a pratica, o lo 0,226 di euro dei contributi obbligatori incassati dall’INPS. Il business, secondo una stima del 2007, è pari a circa 330 milioni di euro. Le leggi di riferimento sono la legge 413/1991 (istitutiva dei CAF) e la legge 152 del 2001 (istitutiva dei Patronati). Nel 2005 venne aperta una procedura di infrazione davanti alla Commissione Europea per monopolio. Il Governo Berlusconi fu «costretto» a concedere il medesimo servizio agli studi dei Commercialisti.

Sindacati e associazione dei consumatori. Si può dire in proposito che molte associazioni dei consumatori sono un prolungamento del business sindacale. Non a caso, diverse leggi attribuiscono alle associazioni dei consumatori la facoltà di costituirsi parte civile nelle azioni penali che coinvolgono in un modo o nell’altro i diritti dei consumatori e di aderire con interventi adesivi nei processi civili intentati a tutela dei diritti dei consumatori. Aggiungiamoci pure una sostanziosa percentuale delle multe comminate dall’Antitrust.

5 per mille e Sindacati. Uno strano rapporto questo. I Sindacati infatti godono del 5‰ dell’IRPEF, che va a favore delle associazioni collaterali al Sindacato stesso.

Pensionamenti e dipendenti dei Sindacati. Grazie alle leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996, sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti, hanno ricevuto, a carico dello Stato, il versamento di contributi figurativi per i periodi in cui non avevano versato contributi. Ciò è costato alle casse dello Stato circa 30.000 miliardi delle vecchie lire, pari a circa 15 milioni di euro.

I delegati sindacali. L’attività sindacale è una vera e propria professione a tempo pieno. I lavoratori che che godono di permessi retribuiti per questioni sindacali sono all’incirca 700.000, mentre 2.500 lavoratori sono distaccati al sindacato. Questi provengono soprattutto dal settore pubblico, e precisamente dalla scuola e dagli enti locali; questi lavoratori distaccati non possono essere licenziati o trasferiti. Va da sé che questo sistema alimenta ancor oggi il chiaro malcostume di utilizzare le norme di delega e distacco sindacale per proteggere i lavoratori più negligenti e facinorosi, che così non possono essere licenziati o allontanati dal posto di lavoro.

La presenza dei Sindacati negli organismi pubblici. Una vera e propria invasione. Ex sindacalisti sono presenti in parlamento, al governo, negli enti locali, nelle società partecipate, nelle camere di commercio e negli istituti di previdenza come l’Inps, il CNEL, l’IACP, la Banca d’Italia, gli albi professionali e le aziende per i trattamenti rifiuti, dove naturalmente godono dei gettoni di presenza.

Licenziamenti e Sindacati. Sappiamo che le organizzazioni sindacali sono i più strenui difensori dell’art. 18 Stat. Lav. che obbliga il datore di lavoro a licenziare il lavoratore solo per giusta causa o giustificato motivo. Casomai il datore di lavoro licenziasse senza la presenza di una giusta causa o di un giustificato motivo, avrebbe l’obbligo di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato nel posto di lavoro, oltre a risarcirgli il danno. Ebbene, paradossalmente questa regola non si applica ai Sindacati, che invece possono sbattere fuori i propri dipendenti senza il pericolo che venga loro applicato l’art. 18. Non ci credete? Leggetevi l’art. 4, comma 1, della legge 108 del 1990.

Sindacato e diritto di sciopero. L’art. 40 della Costituzione prevede che lo sciopero debba essere regolamentato dalla legge. Ebbene la norma non è stata mai attuata per volontà dei Sindacati che in Parlamento contano numerosi supporters (soprattutto a sinistra) e hanno persino dei loro rappresentanti diretti (nella passata legislatura: 53 deputati e 27 senatori). Così, se mentre all’estero lo sciopero è regolamentato dalla legge e deve essere normalmente approvato con un referendum di tutti i lavoratori (diversamente è considerato inadempimento del contratto), in Italia lo sciopero selvaggio e politico sono la prassi sindacale, e costituiscono una formidabile arma di ricatto nei confronti dello Stato.

Sindacato e registrazione. Di questo argomento ho già parlato in occasione del commento dell’art. 39 della Costituzione.

Insomma, come i partiti politici, i sindacati italiani sono una vera e propria casta… che dice di tutelare i lavoratori, ma il cui unico obiettivo al fin fine è semplicemente autoconservarsi e autoconservarsi bene… anzi, direi benone…

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		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho pubblicato questo articolo su Facebook alcuni  simopatici amici mi hanno dato del &#8220;disinformato&#8221; &#8220;acchiappabufale.<br />
Allora mi sono informato e ho pubblicato ancora una nota che riporto<br />
 La legge di riferimento è la 504 del 1992 all&#8217;articolo 7 la norma elenca i soggetti che sono esentati dal pagamento della tassa comunale. Tra questi figurano anche le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le Onlus. La giurisprudenza, in base a questa legge, ha equiparato le organizzazioni sindacali e i partiti alle ONLUS. Conseguentemente niente ICI.</p>
<p>Non solo, in base a una legge del 1977, la n. 902, i Sindacati hanno ereditato i beni dei sindacati fascisti, senza pagare un euro né di prezzo né di tasse su quegli immobili. Nessuna ICI anche su questi immobili.</p>
<p>Non solo: tutti gli edifici di culto sono esenti dall’ICI (sempre articolo 7) e quindi non solo la Chiesa Cattolica che in effetti nella norma ha un articolo rinforzato perché si parla di sedi di culto e anche di quelle sedi che sono di proprietà della Chiesa e quindi sottoposte a regime concordatario.</p>
<p>Per i Sindacati la scappatoia è il riconoscerli, civilisticamente, sostanzialmente come ONLUS….fatto questo, la norma è applicabile e siccome il terzo settore (cioè le ONLUS) hanno una natura diversa dal volontariato ma un profilo giuridico simile &#8211; perché enti non lucrativi di utilità sociale- ecco che i sindacati (ma anche i partiti politici) sono esenti dall’ICI. Niente toglie che in alcuni casi lo paghino (magari se non dimostrano di mettere a disposizione l’immobile per attività di pubblica utilità) ma questo dipende solo dalle inadempienze di chi non è capace a “utilizzare” il combinato disposto delle norme…conoscendo i Sindacati: NESSSUNO!!!!!</p>
<p>Altri approfondimenti nel merito</p>
<p>ICI e Sindacati. Si è tanto parlato e criticato la Chiesa che non paga l’ICI. Ma a ben vedere i sindacati non hanno mai versato un euro di ICI, nonostante abbiano un patrimonio immobiliare piuttosto sostanzioso (la CGIL conta circa 3000 sedi in tutta Italia). La legge è quella solita: la 504 del 1992. La giurisprudenza, in base a questa legge, ha equiparato le organizzazioni sindacali e i partiti alle ONLUS. Conseguentemente niente ICI, con buona pace per le casse dello Stato a fronte di un patrimonio immobiliare che sfiora un valore per milioni di euro.</p>
<p>Immobili del ventennio e Sindacati. Non solo, in base a una legge del 1977, la n. 902, i Sindacati hanno ereditato i beni dei sindacati fascisti, senza pagare un euro né di prezzo né di tasse su quegli immobili. Ovviamente nessuna ICI su questi immobili.</p>
<p>Sindacati e Bilanci consolidati. Attualmente non si sa esattamente a quanto ammonta il patrimonio delle organizzazioni sindacali che hanno vari interessi in diversi rami del sociale (dal volontariato, alle associazioni dei consumatori, ai fondi pensione ecc.). Indovinate perché? Non hanno obbligo di bilancio consolidato. Nonostante ricevano contributi pubblici, i loro bilanci non sono soggetti al controllo della Corte dei Conti.</p>
<p>Sindacati e servizi. In questo settore ci si perde, tante sono le norme che in un modo o nell’altro portano denaro pubblico alle casse sindacali per attività che dovrebbero essere svolte dallo Stato e dagli enti pubblici, o se proprio vogliamo dai professionisti del settore (come i commercialisti e gli avvocati). Per rendere il tutto semplice, dico subito che sono stati istituiti i patronati e i CAF. I primi assistono i pensionati nelle vicende previdenziali, i secondi assistono i lavoratori in genere (solitamente per la dichiarazione dei redditi e l’assistenza fiscale). Ovviamente non gratis. Lo Stato versa per questi servizi, all’incirca 15 euro a pratica, o lo 0,226 di euro dei contributi obbligatori incassati dall’INPS. Il business, secondo una stima del 2007, è pari a circa 330 milioni di euro. Le leggi di riferimento sono la legge 413/1991 (istitutiva dei CAF) e la legge 152 del 2001 (istitutiva dei Patronati). Nel 2005 venne aperta una procedura di infrazione davanti alla Commissione Europea per monopolio. Il Governo Berlusconi fu «costretto» a concedere il medesimo servizio agli studi dei Commercialisti.</p>
<p>Sindacati e associazione dei consumatori. Si può dire in proposito che molte associazioni dei consumatori sono un prolungamento del business sindacale. Non a caso, diverse leggi attribuiscono alle associazioni dei consumatori la facoltà di costituirsi parte civile nelle azioni penali che coinvolgono in un modo o nell’altro i diritti dei consumatori e di aderire con interventi adesivi nei processi civili intentati a tutela dei diritti dei consumatori. Aggiungiamoci pure una sostanziosa percentuale delle multe comminate dall’Antitrust.</p>
<p>5 per mille e Sindacati. Uno strano rapporto questo. I Sindacati infatti godono del 5‰ dell’IRPEF, che va a favore delle associazioni collaterali al Sindacato stesso.</p>
<p>Pensionamenti e dipendenti dei Sindacati. Grazie alle leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996, sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti, hanno ricevuto, a carico dello Stato, il versamento di contributi figurativi per i periodi in cui non avevano versato contributi. Ciò è costato alle casse dello Stato circa 30.000 miliardi delle vecchie lire, pari a circa 15 milioni di euro.</p>
<p>I delegati sindacali. L’attività sindacale è una vera e propria professione a tempo pieno. I lavoratori che che godono di permessi retribuiti per questioni sindacali sono all’incirca 700.000, mentre 2.500 lavoratori sono distaccati al sindacato. Questi provengono soprattutto dal settore pubblico, e precisamente dalla scuola e dagli enti locali; questi lavoratori distaccati non possono essere licenziati o trasferiti. Va da sé che questo sistema alimenta ancor oggi il chiaro malcostume di utilizzare le norme di delega e distacco sindacale per proteggere i lavoratori più negligenti e facinorosi, che così non possono essere licenziati o allontanati dal posto di lavoro.</p>
<p>La presenza dei Sindacati negli organismi pubblici. Una vera e propria invasione. Ex sindacalisti sono presenti in parlamento, al governo, negli enti locali, nelle società partecipate, nelle camere di commercio e negli istituti di previdenza come l’Inps, il CNEL, l’IACP, la Banca d’Italia, gli albi professionali e le aziende per i trattamenti rifiuti, dove naturalmente godono dei gettoni di presenza.</p>
<p>Licenziamenti e Sindacati. Sappiamo che le organizzazioni sindacali sono i più strenui difensori dell’art. 18 Stat. Lav. che obbliga il datore di lavoro a licenziare il lavoratore solo per giusta causa o giustificato motivo. Casomai il datore di lavoro licenziasse senza la presenza di una giusta causa o di un giustificato motivo, avrebbe l’obbligo di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato nel posto di lavoro, oltre a risarcirgli il danno. Ebbene, paradossalmente questa regola non si applica ai Sindacati, che invece possono sbattere fuori i propri dipendenti senza il pericolo che venga loro applicato l’art. 18. Non ci credete? Leggetevi l’art. 4, comma 1, della legge 108 del 1990.</p>
<p>Sindacato e diritto di sciopero. L’art. 40 della Costituzione prevede che lo sciopero debba essere regolamentato dalla legge. Ebbene la norma non è stata mai attuata per volontà dei Sindacati che in Parlamento contano numerosi supporters (soprattutto a sinistra) e hanno persino dei loro rappresentanti diretti (nella passata legislatura: 53 deputati e 27 senatori). Così, se mentre all’estero lo sciopero è regolamentato dalla legge e deve essere normalmente approvato con un referendum di tutti i lavoratori (diversamente è considerato inadempimento del contratto), in Italia lo sciopero selvaggio e politico sono la prassi sindacale, e costituiscono una formidabile arma di ricatto nei confronti dello Stato.</p>
<p>Sindacato e registrazione. Di questo argomento ho già parlato in occasione del commento dell’art. 39 della Costituzione.</p>
<p>Insomma, come i partiti politici, i sindacati italiani sono una vera e propria casta… che dice di tutelare i lavoratori, ma il cui unico obiettivo al fin fine è semplicemente autoconservarsi e autoconservarsi bene… anzi, direi benone…</p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Tormentone referendario è finito: &#8230;. il quorum al 57% di giovanni</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/06/13/il-tormentone-referendario-e-finito-il-quorum-oltre-il-55/comment-page-1/#comment-426</link>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 11:29:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://parliamone.prospettivapersona.it/?p=160#comment-426</guid>
		<description>Il trattamento economico dei parlamentari -  ma qui non si parla delle centinaia di parlamentini (regioni, provincie e taluni comuni) è legato a quello dei magistrati su cui altrettanto occorrerebbe incidere senza dimenticare le centinaia di enti pubblici o parapubblici. Gl&#039;interessi in gioco riguardano un&#039;ampia casta che decide le nostre sorti trattandoci spesso da sudditi riportandoci a prima della rivoluzione francese. In queste condizioni appare molto improbabile per non dire impossibile ottenere una adeguata correzione. Il sistema è inoltre talmente coinvolgente che ciascuno di noi cerca protezioni ed amicizie per avere più facilmente e più rapidamente quello che gli spetterebbe di diritto: è vero che troppo spesso i servizi non funzionano ma altrettanto troppo spesso andiamo a cercarci delle scorciatoie che, tra l&#039;altro, finiscono per ingolfare il sistema.
Facciamo pure un referendum augurandoci che non finisca come quello sul finanziamento dei partiti.
Credo che non sia soltanto necessario cambiare una classe politica ma anche e soprattutto educare e responsabilizzare la base elettorale che la esprime e cioè noialtri!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il trattamento economico dei parlamentari &#8211;  ma qui non si parla delle centinaia di parlamentini (regioni, provincie e taluni comuni) è legato a quello dei magistrati su cui altrettanto occorrerebbe incidere senza dimenticare le centinaia di enti pubblici o parapubblici. Gl&#8217;interessi in gioco riguardano un&#8217;ampia casta che decide le nostre sorti trattandoci spesso da sudditi riportandoci a prima della rivoluzione francese. In queste condizioni appare molto improbabile per non dire impossibile ottenere una adeguata correzione. Il sistema è inoltre talmente coinvolgente che ciascuno di noi cerca protezioni ed amicizie per avere più facilmente e più rapidamente quello che gli spetterebbe di diritto: è vero che troppo spesso i servizi non funzionano ma altrettanto troppo spesso andiamo a cercarci delle scorciatoie che, tra l&#8217;altro, finiscono per ingolfare il sistema.<br />
Facciamo pure un referendum augurandoci che non finisca come quello sul finanziamento dei partiti.<br />
Credo che non sia soltanto necessario cambiare una classe politica ma anche e soprattutto educare e responsabilizzare la base elettorale che la esprime e cioè noialtri!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Tormentone referendario è finito: &#8230;. il quorum al 57% di GIP</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2011/06/13/il-tormentone-referendario-e-finito-il-quorum-oltre-il-55/comment-page-1/#comment-378</link>
		<dc:creator>GIP</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 09:27:41 +0000</pubDate>
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		<description>Referendum: il fattore CIC (Corrida, Internet, Chiesa)

Il fattore CIC  non è “Compagnia Italiana Costruttori”, ma la combinazione di tre aspetti che mi pare abbiamo deciso il risultato del referendum. 
Innanzitutto si è visto in atto il metodo Corrida (C): agitare il drappo rosso davanti al toro per eccitarlo, ossia paventare alla gente un grande pericolo di democrazia e di sopravvivenza  per ottenere l’effetto di individuare il nemico sicuro, con un volto e un nome,   eliminato il quale, tramite referendum o in qualunque altro modo, ci si salverà. E ciò sorvolando sul contenuto in discussione. La politica populista si nutre di qualunquismi e contrapposizioni ideologiche che liberano dalla fatica di pensare e soppesare ciò che è meglio e orientano verso una opinione pubblica di massa. Il risultato è che non ci si confronta; si afferma o nega, si difende o si attacca.
Vi è stato poi il trionfo di Internet (I). Se gli studiosi hanno rilevato la centralità della radio per la vittoria del nazismo, oggi quello strumento appare desueto: il quarto potere manipolatore è ormai di internet e passa via  cavo, surclassato dal rapporto interpersonale virtuale, dal passaparola, con cui puoi esprimere le tue forti convinzioni mettendoci la faccia. Lo si è constatato nel Nord Africa e il referendum l’ha confermato. L’altro del messaggio e mail non è la voce asettica e lontana della radio, ma l’ amico di cui ti fidi, che ti consiglia di votare in un modo piuttosto che in un altro perché lui o lei lo fa con convinzione. Effetto trascinamento. Nei computer di casa sono arrivate decine e decine di messaggi in cui l’amico si confessa convintissimo e si raccomanda di votare come lui vota per il bene dell’Italia, naturalmente…
Il terso fattore è la Chiesa (C). Usarla a proprio piacimento è abitudine consolidata di chi raccoglie ciò che è comodo e scarta o sottace ciò che disturba nelle parole del Magistero. D’altro canto parlare sotto elezioni, dando indirette e chiaramente allusive indicazioni di voto (veglie di preghiere per l’acqua, inaugurazione e benedizione delle 99 cannelle, appello alla responsabilità di votare), è pure un modo di entrare a gamba tesa nel dibattito. Si è tanto criticato il collateralismo, ritenendolo responsabile dei guasti di certa politica, ma è davvero meglio che parlino i vescovi piuttosto che – come un tempo – i laici direttamente implicati nella cosa pubblica? Dove sta la proclamata assunzione di responsabilità di laici che in prima persona dovrebbero mediare tra l’ispirazione della fede e il realismo della mediazione politica? Vescovi e cardinali eminenti, sulla base della divisone bipolare degli schieramenti in cui confluiscono i cattolici di destra o di sinistra,  hanno finito col preferire di strizzare l’occhio direttamente agli elettori e la tanto proclamata titolarità dei laici raccomandata insistentemente dal Magistero è stata surclassata. Tant’é. 
A tutti noi restano i problemi dell’Italia. Passato il fattore CIC, si potrà finalmente discutere seriamente e pacatamente, calcolando e ponderando investimenti e guadagni,  per vedere se convenga di più al Paese una cosa o l’altra? Lo speriamo giacchè… non è mai troppo tardi.
GIP</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Referendum: il fattore CIC (Corrida, Internet, Chiesa)</p>
<p>Il fattore CIC  non è “Compagnia Italiana Costruttori”, ma la combinazione di tre aspetti che mi pare abbiamo deciso il risultato del referendum.<br />
Innanzitutto si è visto in atto il metodo Corrida (C): agitare il drappo rosso davanti al toro per eccitarlo, ossia paventare alla gente un grande pericolo di democrazia e di sopravvivenza  per ottenere l’effetto di individuare il nemico sicuro, con un volto e un nome,   eliminato il quale, tramite referendum o in qualunque altro modo, ci si salverà. E ciò sorvolando sul contenuto in discussione. La politica populista si nutre di qualunquismi e contrapposizioni ideologiche che liberano dalla fatica di pensare e soppesare ciò che è meglio e orientano verso una opinione pubblica di massa. Il risultato è che non ci si confronta; si afferma o nega, si difende o si attacca.<br />
Vi è stato poi il trionfo di Internet (I). Se gli studiosi hanno rilevato la centralità della radio per la vittoria del nazismo, oggi quello strumento appare desueto: il quarto potere manipolatore è ormai di internet e passa via  cavo, surclassato dal rapporto interpersonale virtuale, dal passaparola, con cui puoi esprimere le tue forti convinzioni mettendoci la faccia. Lo si è constatato nel Nord Africa e il referendum l’ha confermato. L’altro del messaggio e mail non è la voce asettica e lontana della radio, ma l’ amico di cui ti fidi, che ti consiglia di votare in un modo piuttosto che in un altro perché lui o lei lo fa con convinzione. Effetto trascinamento. Nei computer di casa sono arrivate decine e decine di messaggi in cui l’amico si confessa convintissimo e si raccomanda di votare come lui vota per il bene dell’Italia, naturalmente…<br />
Il terso fattore è la Chiesa (C). Usarla a proprio piacimento è abitudine consolidata di chi raccoglie ciò che è comodo e scarta o sottace ciò che disturba nelle parole del Magistero. D’altro canto parlare sotto elezioni, dando indirette e chiaramente allusive indicazioni di voto (veglie di preghiere per l’acqua, inaugurazione e benedizione delle 99 cannelle, appello alla responsabilità di votare), è pure un modo di entrare a gamba tesa nel dibattito. Si è tanto criticato il collateralismo, ritenendolo responsabile dei guasti di certa politica, ma è davvero meglio che parlino i vescovi piuttosto che – come un tempo – i laici direttamente implicati nella cosa pubblica? Dove sta la proclamata assunzione di responsabilità di laici che in prima persona dovrebbero mediare tra l’ispirazione della fede e il realismo della mediazione politica? Vescovi e cardinali eminenti, sulla base della divisone bipolare degli schieramenti in cui confluiscono i cattolici di destra o di sinistra,  hanno finito col preferire di strizzare l’occhio direttamente agli elettori e la tanto proclamata titolarità dei laici raccomandata insistentemente dal Magistero è stata surclassata. Tant’é.<br />
A tutti noi restano i problemi dell’Italia. Passato il fattore CIC, si potrà finalmente discutere seriamente e pacatamente, calcolando e ponderando investimenti e guadagni,  per vedere se convenga di più al Paese una cosa o l’altra? Lo speriamo giacchè… non è mai troppo tardi.<br />
GIP</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Dalla casta alla cricca, ai tagli ai soliti noti di parliamone.prosp..</title>
		<link>http://parliamone.prospettivapersona.it/2010/05/31/dalla-casta-alla-cricca-ai-tagli-ai-soliti-noti/comment-page-1/#comment-351</link>
		<dc:creator>parliamone.prosp..</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 02:07:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://parliamone.prospettivapersona.it/?p=86#comment-351</guid>
		<description>Dalla casta alla cricca ai tagli ai soliti noti.. Nifty :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla casta alla cricca ai tagli ai soliti noti.. Nifty <img src='http://parliamone.prospettivapersona.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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	</item>
</channel>
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